Amianto, in campo le Spille d’oro «Olivetti attenta alla sicurezza»

Il direttivo dell’associazione solidale con il presidente indagato per omicidio colposo e lesioni «Abbiamo fiducia nella giustizia, convinti che i magistrati accerteranno la sua estraneità ai fatti»

IVREA. Quindici righe, approvate dal direttivo all’unanimità. Le Spille d’oro Olivetti, lavoratori con venticinque anni di fedeltà all’azienda che da sempre si occupano di coltivare la memoria dell’esperienza industriale di Camillo e Adriano, intervengono sull’inchiesta della procura della Repubblica di Ivrea sull’amianto nelle lavorazioni e negli stabilimenti. E si schierano a fianco della famiglia Olivetti. «La Olivetti degli Olivetti – mettono nero su bianco – ha da sempre nella sua tradizione la ricerca e la realizzazione della sicurezza dei lavoratori e degli ambienti di lavoro». L’inchiesta, come noto, è pesante. Ha portato alla notifica di un avviso di conclusione delle indagini per omicidio colposo e lesioni colpose a trentanove tra presidenti, amministratori delegati, consiglieri di amministrazione e dirigenti di alto livello. Tra questi, nomi di spicco come Carlo e Franco De Benedetti, Corrado Passera, Roberto Colannino, e dirigenti ed esponenti della famiglia Olivetti, come Camillo Olivetti, stesso nome del fondatore, ma è un nipote, e David Olivetti, a sua volta nipote (Camillo era suo nonno, Adriano suo zio), 73 anni, discendente della famiglia Olivetti, e oggi alla guida delle Spille d’oro, l’associazione che riunisce i lavoratori con almeno 25 anni di attività in azienda e che rappresenta la memoria storica, lo spirito olivettiano e la sua conservazione. David Olivetti è chiamato in causa in quanto consigliere di amministrazione della società dal 1977 al 1981. David Olivetti, 73 anni, delle Spille d’oro è il presidente.

E il direttivo dell’associazione, che, solo in Canavese, conta circa duemila iscritti, tiene a esprimere «totale e assoluta solidarietà al presidente David Olivetti, nella certezza che sarà accertata la sua estraneità ai fatti sui quali è in corso l’indagine». Premette, il direttivo, di avere fiducia nell’inchiesta: «Abbiamo totale fiducia nella magistratura e nei magistrati che conducono l’indagine».

Fuori dai taccuini, però, quello che non va giù è sentire accostare il nome e l’esperienza industriale degli Olivetti a carenze legate alla sicurezza negli ambienti e nelle lavorazioni. E i ricordi si mischiano alla nostalgia e all’orgoglio di essere stati parte di una delle storie più avvincenti dell’industria italiana.

E allora ecco ricordare l’anno 1938, con l’apertura del primo ufficio in Olivetti dedicato alla sicurezza del lavoro. E poi gli screening e i medici aziendali, la possibilità di cure con la creazione di un welfare aziendale in anni in cui non esisteva l’assistenza sanitaria. È un dolore troppo grande, questa storia legata all’inchiesta di oggi, con la procura che chiama in causa per negligenze. Accanto, però, ci sono i lavoratori deceduti e ammalati. Colleghi. Come risolvere questa contraddizione che pare insanabile? Con il refrain che di amianto non si parlava, che non si sapeva, che era utilizzato, per le sue proprietà, in ogni dove, negli edifici pubblici, nelle tettoie, nelle coperture industriali. Troppo doloroso, pensare ad altro.

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